L’ ONLUS “Prigionieri del Silenzio”, con sede a Torino, Cso Vittorio Emanuele II, 108, costituita nel Febbraio 2008, si occupa concretamente della tutela dei diritti umani degli italiani detenuti all’estero, il cui numero è di c.a. 3000 cittadini. 

Tra i principali scopi dell’Associazione, come stabilito dall’art. 4 del suo Statuto,  vi sono : 
 - Perseguire finalità di utilità sociale promuovendo attività che abbiano natura solidaristica ed aggregativa per il consolidamento della pacifica convivenza, e per la difesa dei diritti civili dei cittadini italiani detenuti nelle carceri di paesi esteri e le famiglie residenti in Italia;
- Creare un movimento di opinione pubblica in favore dei detenuti italiani all’estero;
- Promuovere ed attuare iniziative, economico-sociali per sostenere le famiglie dei detenuti nell’affrontare spese legali e giudiziali per il perseguimento degli scopi associativi; 
- Sostenere moralmente ed assistere economicamente, le famiglie, nel reinserimento della vita sociale dei detenuti al termine dello sconto della pena;
 Le ragioni che hanno indotto alcuni di noi a dar vita all’Associazione sono evidenti:
spesso i detenuti italiani vengono sottoposti a condizioni di vita lesive dei più elementari diritti dell’uomo e assolutamente non compatibili l’obiettivo della riabilitazione cui la pena deve essere finalizzata. Mancano inoltre idonei strumenti di assistenza, con la conseguenza che sovente i detenuti all’estero non ricevono neppure le cure mediche del caso, né un’appropriata difesa legale:
l'Italia, infatti, non prevede, in questi casi, l'istituto del ''gratuito patrocinio'' ed anche gli aiuti che possono essere concessi dai Consolati italiani sono solo facoltativi. 
Tutto ciò causa condizioni di detenzione veramente inique e, prima ancora, una tutela legale debole, quando non inesistente, che comporta, in taluni casi, condanne ingiuste. Senza parlare delle famiglie dei detenuti, che si trovano ad affrontare problemi immensi con le loro sole forze.
A questa situazione cerca oggi di fornire risposte l’ONLUS Prigionieri del Silenzio, che, dalla sua attivazione, ha coagulato intorno a sé l’attenzione sia dei diretti interessati, che delle istituzioni. 
Tra i vari obiettivi, Prigionieri del Silenzio si prefigge di fare proposte agli enti governativi e suggerimenti su come dare il corretto supporto alle famiglie residenti in Italia che vivono il problema della detenzione oltre confine.
Uno dei grossi problemi che le famiglie si ritrovano ad affrontare sono i costi elevati dell’assistenza al familiare recluso all’estero, mantenimento e spese legali. Come indicato, sono circa 3000 i connazionali detenuti all’estero, se si considera che al loro fianco almeno altre 10 persone, tra amici e parenti vivono questa problematica, possiamo contare almeno 30 mila italiani che vivono l’esperienza anche se indiretta, della detenzione oltre confine. 
 Il primo caso di cui l’ONLUS si è occupata è quello del cittadino Carlo Parlanti, nato a Montecatini Terme l’1/11/1964, manager informatico con un curriculum professionale internazionale, che sta attualmente scontando una pena detentiva di 9 anni, a seguito di un processo di primo grado nel corso del quale non è stata fornita alcuna prova della sua colpevolezza e le poche prove fornite si sono rivelate contraffatte.
Su Carlo Parlanti sono presenti diverse relazioni di esperti e pubblicato un libro a cura della casa editrice Armando Editore dal titolo : Stupro?Processi Perversi - il caso Parlanti
Molte informazioni sono reperibili sul sito http://www.carloparlanti.it
Ad oggi sono diversi i casi che l’associazione segue: colpevoli o innocenti i connazionali detenuti all’estero hanno dei diritti che un paese civile non deve negare.
Tra i tanti vogliamo ricordare i seguenti :
Giuseppe Ammirabile - della provincia di Bari
condannato in Brasile a 56 anni di detenzione - si riscontrano diversi diritti violati. Ulteriori info su http://www.giuseppeammirabile.org
Claudio Castagnetta - di Palermo
trentaduenne siciliano, in Canada per specializzazione post laurea, e’ stato arrestato per “disturbance” . Sembrava confuso, quella sera del 20 settembre 2007, ma mai aggressivo. Eppure la polizia lo colpisce cinque volte con la pistola elettrica.
Diciotto ore dopo l’arresto e’ morto
Ferdinando Nardini - di Roma
Viene ritenuto colpevole e condannato all'ergastolo il processo è stato eseguito in thailandese senza un interprete ufficiale della lingua italiana. E' stato rinchiuso nelle terribili carceri thailandesi, in uno stato di completa depressione,e in precarie condizioni di salute documentate sia dal medico del carcere che dal medico dell’ambasciata.
Tommaso Cerrone - di Napoli
Detenuto per 7 anni negli Stati Uniti per un crimine che da sempre contesta e’ rientrato infine in patria usufruendo della convenzione di Strasburgo.
"Durante i miei lunghissimi sette anni di detenzione, ho visto cose che non augurerei neanche al mio peggior nemico. Ho vissuto un incubo che non potro' mai dimenticare"