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Odissea di un italiano: arrestato in aeroporto, in carcere senza accuse PDF Stampa E-mail
 
Scritto da Katia Anedda, 15-05-2008 20:00
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NEW YORK - Ogni anno, 330 mila immigrati non in regola finiscono nei centri di detenzione negli Stati Uniti. Molti ci rimangono per mesi, alcuni ci si ammalano, qualcuno ci ha anche rimesso la vita. In questa folla senza volto, è finito anche un giovane italiano, che andava frequentemente in Virginia, per far visita alla sua ragazza. Domenico Salerno è adesso al sicuro a casa sua in Calabria, ma ieri ha confessato all’agenzia di stampa Ansa: «Non tornerò mai più in America perché ho paura. Lì uno rischia di finire in prigione per nulla».

L’avventura di Salerno ha il sapore di un incubo. E’ chiaro che il 35enne avvocato è stato vittima di un insieme di terribili coincidenze, ma il suo caso - al quale il quotidiano New York Times ha dedicato ampio spazio - arriva quando sui principali media americani stanno comparendo impressionanti inchieste sulla mala amministrazione dei centri di detenzione. E il fatto non può che causare nervosismo nei visitatori che si trovano a dover superare i severi funzionari dell’immigrazione negli aeroporti americani. Salerno è stato fermato, infatti, perché i funzionari hanno considerato sospetto il fatto che un giovane venisse tanto spesso, e si fermasse ogni volta per due mesi: nella loro mente condizionata a identificare immigrati intenzionati a trovare lavoro e quindi a fermarsi negli Usa, il comportamento del giovane è sembrato ”tipico”. Il fatto che Salerno provenga da una famiglia benestante, e che si possa permettere questi viaggi non sembra averli convinti altrimenti. E siccome l’inglese di Salerno non è fluente, la situazione si è ulteriormente complicata quando le sue spiegazioni sono state fraintese, e a un certo punto si è creduto che stesse chiedendo asilo politico. Così Salerno è stato trasferito nella prigione di Pamunkey, dove si è trovato fianco a fianco con 75 altri detenuti, molti dei quali erano rinchiusi da vari mesi.
E’ stato l’intervento della nostra Ambasciata, insieme a quello della famiglia della fidanzata di Salerno, Caitlin Cooper, a ottenere che dopo una decina di giorni il nostro connazionale venisse rilasciato e rimandato in Italia. Caitlin lo ha accompagnato e il New York Times ha ieri pubblicato la loro foto mentre riassumono la vicenda.
In queste ultime settimane, sia il New York Times che il Washington Post che il magazine televisivo 60 Minutes hanno puntato il dito contro i centri di detenzione rivelando che alcuni detenuti, colpevoli solo di essersi fermati oltre la scadenza del loro visto, sono morti in prigione per mancanza di assistenza medica. Altri sono stati rinchiusi per mesi, e altri ancora rimpatriati dopo essere stati “tranquillizzati” con un cocktail di psicofarmaci.

Fonte: Il Messaggero, giovedì 15 maggio 2008, pag. 19, dal corrispondente Anna Guaita

 

http://www.ilmessaggero.it/sfoglia_giornale.php?data=20080515&pag=18&dorso=NAZIONALE&sez=ESTERI&ediz=20_CITTAG=G&tt=



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