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Italiani detenuti all’estero: statistiche e problemi PDF Stampa E-mail
 
Scritto da valentina cervelli, 07-03-2008 13:49
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L’associazione “Prigionieri del Silenzio” intende salvaguardare i cittadini italiani detenuti nelle carceri straniere, puntando sulla tutela dei loro diritti fondamentali, tra i quali quello alla salute ed ad un equo processo. L’associazione si prefigge inoltre lo scopo di dare la giusta assistenza alle famiglie degli italiani in stato di detenzione nel mondo. Ma chi sono i detenuti italiani all’estero?

 
Italiani detenuti all’estero : statistiche e problemi

Secondo l’ultimo censimento del DGIT, il dipartimento del Ministero degli Affari esteri che si occupa degli italiani detenuti all’estero, i nostri connazionali attualmente rinchiusi in prigioni straniere ammontano a 2.820 unità.

 

Europa:

Il numero complessivo degli italiani detenuti nelle carceri europee, in base all’ultima stima effettuata nel 2008 ammonta a 2.253. Gli stati a maggiore densità risultano essere la Germania, ove sono rinchiusi attualmente 1.140 italiani, la Spagna, che ne conta 429, ed il Belgio e la Francia che ne ospitano rispettivamente 238 e 208.

Di questi 2.253 detenuti complessivi, circa 1.099 sono in attesa di giudizio.

 
Americhe

Il totale degli italiani detenuti nelle carceri delle americhe ammontano ad un totale di 424. La maggiore concentrazione, degli stessi è riscontrabile negli Stati Uniti, nelle quali prigioni sono rinchiusi 134 italiani, il Venezuela, che ne conta 48, ed il Brasile, che ne ospita 43. Maggiore, anche nel caso delle Americhe, il numero dei condannati rispetto a quello dei detenuti in attesa di giudizio: 152 contro 240.

 

Asia e Oceania:

Per ciò che riguarda l’area Asiatica e Australe, il numero degli italiani detenuti all’estero cala vertiginosamente. Su un numero complessivo di 51 detenuti per l’intera area,  di cui 15 in attesa di giudizio.

Diverse statistiche che evidenziano lo stesso problema: la necessità di gestire cittadini italiani all’estero, posti in condizione di cattività in seguito ad illeciti e processi. Ogni stato sovrano è regolato dalla propria legislazione e ogni iter giudiziario è strettamente legato alle stesse.

 
Il problema del gratuito patrocinio per gli italiani detenuti all’estero.
 

Analizzando diversi casi di italiani detenuti all’estero, una delle problematiche più gravi sorte è quella della mancanza di un “Gratuito Patrocinio” per gli italiani detenuti all’estero. Spesso infatti le famiglie di persone arrestate in un paese straniero, oltre ai normali problemi di comunicazione e di ignoranza riguardanti la legislazione locale, si trovano a dover fronteggiare delle spese legali, volte alla salvaguardia del proprio caro, corrispondenti ad un ordine di grandezza superiore rispetto alle proprie realtà economiche. A ciò va aggiunta la necessità di provvedere ai beni primari della persona in carcere ed al suo mantenimento. 

La Costituzione Italiana , art. 24, prevede la possibilità, per  qualsiasi cittadino, italiano o straniero arrestato sul suolo nazionale, dell’usufrutto del gratuito patrocinio, ovvero un fondo con il quale lo stesso può affrontare, a spese dello, eventuali oneri legali. In poche parole, lo Stato Italiano, garantisce, a chiunque venga arrestato sul suo territorio, il diritto alla difesa.

 

Citiamo testualmente:

 

Articolo 24 della Costituzione della Repubblica italiana.

"Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è un diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione . La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari" .

Il Gratuito patrocinio, è  ammesso  in processi penali, civili ed amministrativi ed è valido per ogni grado e fase processuale, in ogni Tribunale, sia esso di Sorveglianza, Appello, Cassazione.

Il patrocinio da parte dello stato è richiedibile da ogni cittadino che soddisfi le seguenti caratteristiche:

 

o       Un reddito annuo inferiore ai 9.296,22 euro, limite che viene aumentato di 1.932,91 euro in caso di giudizio penale;

 

o       Cittadinanza italiana o straniera, a prescindere dalla maggiore o minore età del richiedente;

  

o       Condizione processuale: può richiedere patrocinio gratuito chi è indagato, imputato, condannato, persona offesa dal reato, danneggiato che intenda costituirsi parte civile, responsabile civile e civilmente obbligato per la pena pecuniaria in caso di giudizio penale, chi è parte nel processo, o intende adire il giudice, e non sia già stata condannata nel precedente grado del giudizio nel caso di altri giudizi. Vengono esclusi dalla possibilità di richiesta di gratuito patrocinio gli indagati, imputati o condannati per evasione fiscale.

Tutto ciò, non è al contrario disponibile per i cittadini italiani in pari condizioni all’estero. Lo Stato Italiano non ha ancora messo a punto un piano preciso per la salvaguardia economica degli italiani posti in stato di arresto o detenzione in paesi europei ed extraeuropei. Un passo che dovrebbe essere affrontato al più presto: le maggiori difficoltà riscontrate dalle famiglie di cittadini italiani detenuti nelle carceri estere sono infatti problemi di natura economico-legale.

 

La detenzione in carceri straniere: un problema sociale

La detenzione dei cittadini italiani all’estero si rivela presto essere non solo un problema economico e legale, ma assolutamente un problema sociale. Nonostante la presenza di uffici consolari ed autorità italiane in loco, spesso i detenuti italiani vengono sottoposti ad umiliazioni e condizioni di vita non compatibili con un concetto di riabilitazione.

In ogni caso affrontato dalla associazione fino ad ora nonostante la sua breve vita, il problema maggiore riscontrato finora è quello della sovrappopolazione carceraria e le conseguenti problematiche ad essa legata. Si parla quindi negli Stati Uniti di 400 persone in un dormitorio della grandezza di una palestra statunitense (Avenal State Prison, Caso Parlanti), di 62 detenuti in uno stanzone di un carcere brasiliano (Bangù VIII, Caso Daniele  Tanzi)

Si potrebbe ancora parlare della condizione dei detenuti italiani in India: la casistica è similare.  Il cittadino italiano posto in stato di detenzione in uno stato estero, oltre a tutte le problematiche relative alla condizione carceraria, deve fare i conti con:

 

  • Difficoltà di comunicazione con gli Istituti Consolari italiani, posti spesso a grande distanza dai luoghi di detenzione . Analoghe difficoltà sono state riscontrate nelle comunicazioni tra i detenuti ed i propri legali nonché con le stesse famiglie.

 

  • Difficoltà linguistiche: la documentazione riguardante arresto, accuse, eventuali confessioni, è  redatta in lingua locale. Esemplare il caso di Angelo Falcone e Simone Nobili, costretti in India nel 2007 a firmare un documento in Hindi rivelatasi poi un ammissione di colpa.  I problemi di comprensione della lingua possono portare inoltre il detenuto ad avere problemi all’interno della realtà carceraria con gli altri detenuti ed il personale di controllo

 

  • Difficoltà economiche: senza un gratuito patrocinio ed un corretto sostegno da parte dei familiari, i detenuti non potrebbero nemmeno aver modo di comunicare con l’esterno o provvedere alle proprie necessità primarie. Senza contare poi della difficoltà a poter usufruire di un adeguato supporto legale. In questo bisogna purtroppo tener conto anche degli scarsi mezzi a disposizioni delle autorità consolari, spesso privi di adeguati finanziamenti per assistere i propri cittadini in terra straniera.

 

  • Difficoltà di tipo sanitario: la sovrappopolazione carceraria, con tutte le tematiche ad essa collegate come la promiscuità sessuale, le  scarse condizioni igieniche, e l’alto tasso di violenza tra prigionieri, portano il detenuto, che prima dell’arresto non presentava comportamenti a rischio, a contrarre malattie particolari come Epatite C, la scabbia ed altre patologie similari. Inoltre, a seconda della regolamentazione e dell’amministrazione carceraria, nonostante gli sforzi compiuti dai nostri Uffici Consolari, non vi è un adeguata assistenza medica ai nostri connazionali. In questo caso, Carlo Parlanti rappresenta il caso limite. Nonostante gli sforzi istituzionali e la mobilitazione, il 43enne italiano è ancora in attesa di una Tac al polmone per un sospetto tumore dall’ottobre scorso.

 

 La discriminazione

Il problema della discriminazione degli italiani detenuti all’estero merita un paragrafo a parte. Tale problematica  appare infatti subordinata al reato ed al paese nel quale i cittadini vengono detenuti. Gli Italiani soffrono, a seconda del paese in cui vengono arrestati, degli stereotipi che negli anni si sono radicati nella mentalità del paese ospite. Fattore che spesso permea completamente lo stato di detenzione dei cittadini, influenzando in maniera notevole la loro vita carceraria.


 Soluzioni Auspicabili:

Tra le soluzioni auspicabili vi è senza dubbio quella dell’istituzione di una figura statale che si occupi degli italiani detenuti all’estero.  In particolare bisognerebbe estendere la figura del “Magistrato di Collegamento” in tutti gli stati nei quali l’Italia è presente con una autorità consolare.

Al momento tale figura, specializzata nell’amministrazione della giustizia in caso di ingerenza di responsabilità tra due stati è presente solo in Francia e Spagna. Una personalità di questo genere, dotata di poteri specifici in base agli accordi tra stati potrebbe occuparsi della salvaguardia dei cittadini italiani rinchiusi all’estero. 

A ciò va aggiunto il bisogno di dotare gli Uffici Consolari e le Ambasciate italiane all’estero della giusta disponibilità di fondi, volto al raggiungimento di una corretta assistenza dei nostri connazionali in terra straniera, ma allo stesso tempo il Ministero degli Esteri deve essere in grado di istituire un organo di controllo dei suoi uffici sparsi nei diversi continenti, in modo tale da garantire al cittadino italiano sicurezza ed assistenza specifica in ogni caso.

Inoltre, e questo deve essere un discorso valido sia sul piano internazionale che nazionale, vi è la necessità di creare specifici piani di riabilitazione del detenuto. Bisogna puntare alla salvaguardia del detenuto nel luogo di detenzione e lavorare affinché lo stesso possa reinserirsi nella società senza traumi o difficoltà. Discorso doppiamente valido se il prigioniero è rinchiuso in un carcere non italiano: deve poter usufruire di tutti i mezzi necessari per affrontare la sua condizione con dignità.

 

L’Associazione “Prigionieri del Silenzio” si propone di:


  • provvedere ad una corretta informazione sugli italiani detenuti all’estero, le loro problematiche e le loro necessità

 

  • far si, anche attraverso una corretta informazione,  che i diritti primari degli italiani detenuti all’estero vengano tutelati, primi tra  tutti il diritto alla salute e ad un equo processo

 

  • aiutare le famiglie degli italiani detenuti all’estero, assicurando alle stesse i mezzi necessari alla gestione della situazione nella quale vivono, aiutandole a gestire i contatti con le autorità, provvedendo ad una corretta informazione volta all’abbattimento delle barriere di comunicazione con propri cari

 

  • aiutare le famiglie degli italiani detenuti all’estero, con i mezzi disponibili e dopo un attenta valutazione del singolo caso ad ottenere aiuti economici legati alla necessità di affrontare spese legali

 

 



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