| Carlo Parlanti |
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Nel 2000 ha problemi legali con la sua terapista, con la quale aveva avuto una relazione, che lo accusa di maltrattamenti dopo l’abbandono di lui. L’avvocato lo convince ad accettare un patteggiamento per una misdeminor (maltrattamenti) per evitare di non perdere il consenso alla green card (permesso di lavoro permanente negli USA) . Parlanti comincia ad intentare una causa contro la terapista, ma inizia ad essere perseguitato e per evitare ciò, si sposta al sud della California con Rebecca White, che lo aiuta nella causa contro la terapista. Carlo torna in Italia nell’agosto del 2002, per due anni viaggia per Europa e Canada, e non gli viene notificato di essere un ricercato. Nel luglio del 2004 si reca in Germania e viene fermato per una richiesta americana di arresto, gli avvocati che si occupano del caso : Cesare Bulgheroni dello studio Sutti a Milano e Franzisca Lieb in Germania tentano di evitare l’estradizione. Vengono presentati due ricorsi alla Corte Europea dei Diritti Umani, rifiutati in quanto gli USA si propongono come uno Stato garantista. Dopo 11 mesi invece, la Germania firma l’estradizione verso gli USA perché non presente una richiesta competitiva da parte dell’italia. La procura Milanese non avvisava estremi di custodia cautelare e il ministero della giustizia seppur avendo richiesto per firma di Roberto Castelli luogo a procedere in Italia non ha potuto richiedere estradizione per mancanza della richiesta di custodia cautelare. Nell’agosto del 2005 viene fissata la preliminare. In questa sede compaiono delle foto che la presunta vittima afferma di essersi scattata da sola l’anno del presunto crimine, foto mai comparse prima, mentre la polizia afferma che la donna non aveva alcun segno di violenza e non aveva nemmeno richiesto una visita medica. Nel novembre del 2005 a Carlo Parlanti viene offerto un patteggiamento: accettare una accusa di stupro e tornare a casa entro 1 mese, Carlo rifiuta. Nel dicembre del 2005 affrontiamo il processo. 8 testimoni, tra cui 3 poliziotti, e la manager di un ristorante che l’aveva incontrata giusto il giorno prima in cui lei afferma di aver fatto le foto a se stessa testimoniano che la donna non presentava alcun segno di violenza. Le prove presentate dall'accusa (sostenuta da Rebecca White) al Processo di Primo grado, le testimonianze -per non parlare delle contraddizioni dell'accusa-, proverebbero esattamente l'opposto, l'innocenza dell'accusato. Tutto può appurarlo anche solo dalle arringe dell’avvocato che trova in forma originale sul link: http://www.thepeoplevscarloparlanti.com/atti/atti.htm di cui alcune traduzioni sul corrispettivo in Italiano. Secondo l'accusa Carlo Parlanti avrebbe ingerito 4 litri di vino in 5 ore e poi colpito Rebecca White facendole sbattere 30 testate a una bacheca in sughero e 30 testate a un muro di carton gesso, e, infine, avrebbe sbattuto la White sul letto e le avrebbe inserito la sua mano, fino all'avambraccio, nella vagina. Non basta: la bacheca e il muro non presentano segni di colpi, il letto non presenta macchie di sangue, tanto che la polizia nemmeno ha pensato di farlo esaminare dalla scientifica, e Rebecca White non ha presentato disturbi ginecologici nè ha effettuato alcuna visita medica ginecologica. Il medico che l’ha visitata ha solo diagnosticato la sesta e settima costa fratturata all’altezza del seno, senza essere in grado di specificarne il periodo di frattura. Sono tantissime le incongruenze e inconsistenze nel processo, Il giudice in sede di sentenza ha ammesso che le dichiarazioni sono inconsistenti, ma giustifica comunque una sentenza al massimo della pena col dire che secondo lui la donna era inconsistente per i danni subiti, anche se non vi erano rapporti medici, in realtà rapporti non presentati in sede di processo ne esistono 3, uno diverso dall’altro. Insomma, non vi è nessuna prova che un crimine sia stato commesso. Nell’ottobre del 2007, Carlo Parlanti è stato messo dapprima in isolamento presso la Main Jail di Ventura, nella quale si trovava per la risentenza del suo caso, a causa di una macchia al polmone destro evidenziata da una lastra, ed in seguito trasferito nell’ospedale della vicina cittadina di Bakersfield per accertamenti. L’inizio di un incubo: biopsie ed esami invasivi, 16 giorni inutilmente incatenato al letto in una delle stanze blindate predisposte per il ricovero dei detenuti. Dopo il ricovero, nel quale i medici avevano suggerito, senza spiegazioni, l’asportazione di parte del polmone, Parlanti viene trasferito a Wasco, centro di smistamento, dove in novembre passa oltre un mese in attesa di spostamenti verso la prigione di Avenal, luogo di detenzione sancito dal giudice della contea. Tali spostamenti sono stati più volte pianificati e rimandati con conseguente sottrazione di beni al sig. Parlanti per la spedizione degli stessi nel carcere di destinazione. Il 10 dicembre la revisione tecnica della sentenza di primo grado ha visto la conferma dei nove anni di detenzione al Parlanti, ora in attesa di poter riaprire il caso attraverso la presentazione di nuove prove nell’Habeas Corpus. Vi è necessità di reperire fondi per l’assistenza legale di Parlanti. La famiglia, ancora impegnata nel pagamento dei precedenti step giuridici, non è in grado di sostenere ulteriori spese legali. Vi è inoltre urgenza, date le precarie condizioni di salute del nostro connazionale, di effettuare al più presto una Tac con liquido di contrasto ed una Pet-scan per scongiurare il sospetto che la macchia rilevata al polmone destro del Parlanti possa essere un tumore. Vai al forum per conoscere gli sviluppi al suo sito ufficiale per conoscere i dettagli
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