Voglio, con questo testo, informare l’ opinione pubblica per che la mia storia possa servire ad altre persone. Per me, forse sarà troppo tardi.
Mi chiamo Liberato P. Ho 62 anni, sono italiano residente in Francia dalla mia infanzia. Sono pensionato da 2 anni con una pensione di 800 euro. Ho dovuto cercare una soluzione per vivere un po meglio che a Parigi, con questa piccolo somma.
Ho sentito parlare molto del Marocco, paese del sorriso, terra di accoglienza, paese di tolleranza e mi sono convinto. Il costo della vita essendo meno alto che in Europa, ho deciso di viverci. Mi decido di fare un investmento con degli amici francesi, appriamo un piccolo negozio e do lavoro anche a due giovanni marochini che non avevano nessuna professione. Sono pronto dunque a vivere dei giorni tranquilli, anche se il negozio mi occupa molto tempo, fina al giorno in cui la mia vita ribalta.
Una coppia di giovanni marocchini, Fatima e Mohammed, a cui ho dato la mia amicizia, la mia fiducia e la mia ospitalità, si divertono a fare delle fotocopie di biglietti di banca sulla mia stampate.
Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che: risulta all'interrogante, anche dalle lettura di notizie diffuse su alcuni quotidiani, che negli Stati Uniti d'America, si trova attualmente detenuto in una struttura carceraria della Virginia, un giovane italiano di nome Tommaso Cerrone; il giovane sarebbe stato arrestato presso l'aeroporto di New York ed accusato di reati legati al traffico di sostanze stupefacenti; il Cerrone, detenuto dall'ottobre 2002, oltre a protestare la propria innocenza e l'ingiustizia dei provvedimenti adottati dalle competenti autorità giurisdizionali statunitensi, lamenta le degradate condizioni in cui sta vivendo la drammatica esperienza carceraria; attraveso un appello pubblicato da alcuni quotidiani (in particolare, «La Repubblica», cronaca di Napoli, del 23 aprile 2003) il detenuto ha rappresentato la assenza di igiene e le condizioni di massimo degrado vissute all'interno di uno stanzone nel quale è rinchiuso insieme ad oltre trenta persone con la fruibilità, peraltro, di due soli bagni; prescindendo dal profilo afferente il merito delle accuse e la fondatezza delle stesse, le condizioni carcerarie descritte dal detenuto si rilevano in termini di grave violazione dei diritti e sconvolgono la coscienza collettiva di qualsiasi paese civile e moderno -: se il Ministro interrogato, accertati i fatti rappresentati dal detenuto italiano e riportati dagli organi di stampa, non ritenga necessario assumere immediate iniziative presso i competenti organi istituzionali statunitensi, finalizzate alla verifica ed alla eventuale richiesta di cessazione delle richiamate situazioni di grave degrado. "
Il signor Cerrone e' tornato in Italia nonostante la richiesta immediata dell'applicazione della convenzione di Strasburgo nel 2009
Ricordiamo l’appuntamento del 26 Febbraio 2010 al centro culturale Barrios
La serata’ si aprira’ con la presentazione video dell’associazione Prigionieri del Silenzio e del caso da cui e’ stato tratto l’atto teatrale “Legami – A morte don Giovanni” il caso Parlanti. Nel frattempo potete gustare un aperitivo cui parte dei proventi andranno a beneficio dell’associazione.
Assisterete allo spettacolo teatrale “legami – a morte don giovanni” , scritto in chiave ironica da Katia Anedda sulla traccia del documento di accusa di Carlo Parlanti e interpretato da Gabriele Milia, Eleonora Falchi, Gabriella Marinoni, Marco Marzari e Lorenza Premier.
Seguira’ un breve dibattito su giustizia a confronto e caso Parlanti, oratori: Alberto Torregiani e Vittorio Zingales, sara’ pero’ dato spazio a chiunque volesse spendere qualche parola sull’argomentoInfine sara’ offerto dal presidente dell’associazione dolce e spumante per festeggiare il suo compleanno e il secondo compleanno di Prigionieri del Silenzio.
All’evento sono stati invitati diversi rappresentanti politici e richiesta la presenza di un rappresentante del ministero degli Esteri, non sono ancora state date conferme ma solo probabilita’.
Noi dello staff di Prigionieri del Silenzio, ci auguriamo che ci sia una significativa presenza per poter dare un segnale forte che l’Italia e il nostro Governo non e’ indifferente agli Italiani in difficolta’ e che non esistano italiani di serie A e di serie B.Ulteriori dettagli sull’evento sono reperibili al link http://www.carloparlanti.it/barrios.htmL’ingresso e’ gratuito ma e’ a disponibilita’ posti, si invita a contattarci per confermare la presenza e per gli accrediti Stampa, per chi non lo abbia ancora fatto.
Ricordo che quando vivevo in Spagna notavo sempre una differenza per me importante nei confronti dell’italia. I mass media spagnoli dedicano spazio alle storie degli spagnoli detenuti all’estero. Non solo i casi più importanti, come quelli di Pablo Ibar, condannato a morte negli USA, ma anche i casi minori, apparentemente insginificanti per il grande pubblico. In italia non si parla degli italiani in carcere all’estero. Non a caso una delle associazioni che si occupa di questi nostri connazionali si chiama Prigionieri del Silenzio. A parte casi eccellenti, come Cesare Battisti, gli altri sono figli rinnegati, dimenticati. Ci interessiamo dei calciatori italiani all’estero, della fuga dei cervelli, ma le condizioni di vita di questi nostri connazionali non interessano, meglio nascondere tutto sotto il tappeto. Ho avuto la possibilità di entrare in contatto con Anna (NdR nome di fantasia), cinquant’anni, della provincia di Milano, che sta scontando una pena nelle carceri argentine. Anna, come tanti altri, è caduta nella trappola e ha accettato un viaggio come "mula", corriere amateur della droga. Lei e il suo compagno sono stati arrestati all’aeroporto di Ezeiza, in uno scalo aereo proveniente da Montevideo. La pena in questi casi è di 5 anni di prigione, dei quali si sconta la metà in argentina, poi il detenuto viene estradato, torna al suo paese, libero, con l’unica condizione di non poter tornare in argentina per 8 anni. Anna sta scontando la sua pena in una carcere della provincia, preferisco non chiarire in quale città per non crearle nessun tipo di problema. Quando l’ho chiamata mi diceva che a metà novembre scadeva la sua pena. Spero che proprio in questi giorni stia lasciando l’argentina para nunca volver.