Durante i miei lunghissimi sette anni di detenzione, ho visto cose che non augurerei neanche al mio peggior nemico. Ho vissuto un incubo che non potrò mai dimenticare.
La vicenda di Tommaso Cerrone, 38enne napoletano con la fedina penale immacolata fino a quando non incappò in quella brutta storia, fu negli anni scorsi al centro di una mobilitazione, con interrogazioni parlamentari promosse da esponenti politici (Prodi, Siniscalchi, Russo Spena, e altri) e interventi delle autorità italiane sul piano diplomatico, che consentirono al giovane napoletano di poter finalmente tornare in Italia in base alla convenzione di Strasburgo.
Riportiamo dal sito di Giovanni Falcone ringraziandolo per il suo coraggio e la sua costanza
Ben tornato Angelo, speriamo che tu abbia aperto la strada per fermare le ingiustizie e riportare a casa molti altri nostri cari
CASO FALCONE, ZAMPARUTTI E GIOVANNI FALCONE: ANGELO È RIENTRATO IN ITALIA 16 maggio 2010 Elisabetta Zamparutti, deputata radicale, ed il padre di Angelo, Giovanni Falcone rendono noto che Angelo Falcone è rientrato in Italia con un volo atterrato a Malpensa alle 16.40. La deputata, che ha seguito la vicenda anche accompagnando un anno fa il padre in visita al figlio nel carcere indiano, e Giovanni Falcone hanno dichiarato: "Con l'arrivo di Angelo è terminata un'odissea che lo ha visto protagonista suo malgrado di un'ingiusta condanna per droga e di un'altrettanto ingiusta detenzione durata ben tre anni nelle carceri indiane. Ringraziamo in primis il Ministro degli Esteri Frattini per l'interessamento alla vicenda e la nostra ambasciata a Dheli per l'impegno profuso. Quella di Angelo è una storia che spiega l'assoluta necessità di porre al centro della politica il rispetto dei diritti umani a partire da chi si trova in condizioni di detenzione. Il nostro paese non dimentichi ora questa vicenda emblematica ma sappia valorizzarla anche per trovare la forza per tutelare tutti i nostri connazionali detenuti all'estero."
E’ stata accolta la richiesta da parte della Procura di Lecce di istruire il processo nei confronti dei presunti aguzzini di Simone Renda. L’udienza preliminare è stata fissata per il mese di settembre davanti al gup Giuseppe Brancato. Per gli inquirenti non sarebbero dunque state presentate tutte le cure su un soggetto rimasto detenuto e l’ipotesidell’omicidio volontario è scattata perché chi sorvegliava ilcarcere, o comunque vi lavorava a vari livelli, non avrebbetenuto conto delle conseguenze psicologiche della duradetenzione. L’accusa di “tortura e atti inumani e degradanti contro la persona”, è stata riqualificata sullascorta di alcuni profili evidenziati sulle condizioni di salute in cui il bancario leccese è stato abbandonato senza le necessarie cure adoperate in situazioni di una tale emergenza. Rischiano il processo agenti della polizia turistica che eseguirono l’arresto, funzionari del carcere (fra cui il vicedirettore), il giudice “qualificatore” che avrebbe dovuto firmare il rilascio e che non lo fece. Ora dovranno presentarsi in Italia con la pesante accusa di omicidio volontario.